Libri Tutti I Gusti + 1 – Recensione: Culo nero

Titolo: Culo nero

Autore: A. Igoni Barrett

Editore: 66thand2nd

Anno: 2017

Trama: La mattina dell’ennesimo colloquio di lavoro, Furo Wariboko, trentatré anni, nigeriano, si sveglia e scopre di essersi trasformato in un oyibo, un uomo bianco, con i capelli rossi e gli occhi verdi. Una metamorfosi inspiegabile, che gli lascia un’unica possibilità, fuggire di casa e cercare fortuna nella babele di Lagos. Anche se nel suo quartiere i bianchi si contano sulla punta delle dita, e la gente da loro vuole sempre qualcosa: denaro, amicizia, favori. Se però conosci il pidgin e l’arte di arrangiarsi di ogni lagosiano, avere la pelle bianca può offrire dei vantaggi. Può farti entrare in un’azienda dalla porta principale; può spingerti tra le braccia di una donna bellissima che sa come manovrare i «paparini» di qualsiasi colore; può garantirti amicizie altolocate e una macchina con l’autista. In un clima sospeso tra sogno e incubo kafkiano, l’avventura di Furo Wariboko, alias Frank Whyte, si snoda intorno ai labili confini della razza e dell’identità, sullo scenario della più chiassosa e seducente tra le metropoli africane, una città in cui ognuno è «un re a casa sua, e ogni casa una nazione sovrana». Dove aggirarsi con le fattezze di un oyibo può essere esilarante ma molto rischioso, specie per Furo, che nella metamorfosi ha conservato un dettaglio della sua vecchia vita: ha ancora il sedere di un «bel nero gagliardo».

Recensione

Si, sono di nuovo qui, con una nuova recensione! Ma entriamo subito nel vivo della cosa. La trama di questo libro mi ha attirata appena l’ho “scoperto”, dato che mi interessano molto i temi quali l’identità e i modi di vita di popoli diversi, e così dopo vari tentennamenti l’ho acquistato. Mi ha presa fin dalle prime pagine, anche se non comprendevo il protagonista. Furo è un nigeriano (nero, ovviamente) che una mattina si sveglia e si ritrova bianco, un po’ come Gregor Samsa ne La metamorfosi di Kafka (che però si sveglia trasformato in scarafaggio), ma le similitudini tra i due, a mio parere, finiscono qui. Furo infatti, appena accortosi del suo cambiamento, esce di casa senza farsi vedere dalla famiglia, e raggiunge come se niente fosse il colloquio di lavoro. Questa è una delle cose che meno comprendo, soprattutto perché, esclusa la strana metamorfosi del libro, che non viene neanche spiegata, non c’è alcun elemento magico, ma il protagonista si comporta come se tutto ciò fosse normale… Io come minimo sarei impazzita se mi fossi trovata nella sua situazione, avrei cercato di indagare sulla cosa, e invece lui niente. E va bene, continuiamo. Furo si accorge fin da subito dei vantaggi dell’essere un uomo bianco, basta pensare che subito ottiene il lavoro, e gli viene esplicitamente detto che l’azienda ha bisogno del suo volto (bianco, of course). Oltre ai vantaggi, però, vi sono anche molti svantaggi, come l’essere sempre osservato dagli altri nigeriani, dato che un uomo bianco per strada fa scalpore; o il fatto che in molti cerchino di imbrogliarlo, o di spremergli del denaro. Comunque, Furo dovrà iniziare a lavorare dopo due settimane, quindi si ritrova nella m***a, dato che non vuole tornare a casa, e non ha quindi né soldi né alloggio. E anche il motivo per cui decide di non dire niente alla sua famiglia…

SPOILER ZONE

Direte voi, ha un buon motivo per far credere loro che sia scomparso, e invece no! Ci racconta la balla del non far spendere loro tempo, denaro e speranze cercando una qualche cura, ma alla fine si capisce che in realtà si è sempre sentito ingabbiato nella sua famiglia, dalle soffocanti pressioni e aspirazioni che la madre ha su di lui, dalla sorella minore ma molto più capace in tutto, soprattutto nello studio, e dall’incapacità del padre, che lui reputa un fallito. La sua “nuova pelle” e l’indipendenza che il lavoro gli assicura gli permettono di allontanarsi da loro. Se da un lato comprendo la sua posizione (chi non si è mai sentito oppresso dai propri familiari?), dall’altro lo trovo molto egoista. E si riconferma tale più e più volte. Proprio quando è più disperato perché non sa come vivere nelle settimane che lo dividono dall’inizio del lavoro incontra Syreeta, una donna che lo ospita a casa sua, e che in seguito praticamente lo mantiene. Syreeta è la mantenuta di un uomo ricco e influente, esperta nell’arte del manipolare gli uomini.

Furo all’inizio le è molto riconoscente, ma quando inizia ad abituarsi al nuovo se stesso, diventa sempre più sicuro e arrogante, come se tutto gli fosse dovuto. Cioè è visibile sia nel suo rapporto con Syreeta, sia con le altre persone, soprattutto i colleghi di lavoro.Addirittura cambia nome, diventando Frank Whyte, proprio perché vuole cambiare totalmente (anche nel nome) la sua identità.

Il titolo del libro, poi, è dovuto ad un particolare del suo vecchio io che rimane indelebile, cioè il sedere nero, che Furo/ Frank cerca invano di “sbiancare” con varie creme, proprio perché l’unico elemento visibile che potrebbe smascherarlo. Questo dettaglio, sintomo di una metamorfosi mai completa, rappresenta proprio l’impossibilità di lasciarci alle spalle ciò che eravamo, nonostante i mille trucchi per cambiare noi stessi.

Comunque, dopo altre cose che accadono, tra cui l’introduzione di un nuovo personaggio, Igoni, alter ego dell’autore che subisce anch’egli una metamorfosi (da uomo a donna, e come per Furo anche a lui/lei rimane un regalino del suo vecchio io, immaginate cosa) sul quale non mi esprimo perché boh, mi è sembrato tanto “mettiamoci qualche altra cosa strana dentro”, il romanzo si conclude (finalmente) con Furo che ha ottenuto un nuovo posto di lavoro in un’altra città e che, ancora una volta, mostra la sua natura di s*****o lasciando Syreeta dopo averla convinta ad abortire, perché:

era già una bella seccatura convivere con il suo didietro nero, non poteva liberarsene, ma un bambino nero avrebbe annientato ogni possibilità di una nuova vita. Di questo era certo, il bambino sarebbe stato nero. Il bambino di Furo. Non di Franck. Non suo.
Perché lui, chiaramente, era bianco

Qui risulta lampante il tentativo del protagonista, il suo sdoppiamento tra ciò che era (e che vorrebbe cancellare) e ciò che è ora.

E quindi?

Consiglio questo libro? Si e no. I temi trattati sono molteplici e oggi più attuali che mai: si passa dal problema dell’identità a quello di genere (anche se solo accennato), oltre ad essere presentato un ritratto fedele dell’Africa attuale. Credo però che si potesse fare di più. Magari andare più a fondo nella psiche del protagonista, invece di mostrare i suoi pensieri senza approfondirli troppo. D’altro canto, l’autore mostra bene come la ricerca della felicità, della realizzazione personale e anche l’aspirazione a un certo stile di vita cambi le persone, e possa spingerle anche a manipolare e a mentire. Non dico che tutti lo facciano, ma di sicuro è una realtà da non sottovalutare. In definitiva, se volete avvicinarvi ai temi che ho accennato ma senza approfondirli troppo, questo libro è una lettura adatta. Altrimenti, passate oltre.

Galeoni: 👑 👑 👑

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