Parole in Disordine | #1 (1/2)

Nebbia m'avvolge le membra ―
caldo e languido
il respiro della notte
si impadronisce dei miei sensi
mi soffia sul volto
con dolcezza divora ogni luce
possiede le infinite mie palpebre —
immobili, perse, beate
nell'idilliaca quanto effimera pace
dei loro fragili sogni

Ed ecco che il silenzio
della divina oscurità
in un sussurro annulla
l'identità del mio insieme —
il Tutto tace,
perde di consistenza
e ora sono nuda
spoglia di pretese
offuscata

La notte ha un potere incredibile. Quando il contorno delle cose si offusca e una morbida coltre di silenzio e languore cattura ogni anima, muta la normale percezione del mondo sotto le sue dolci spire, e tutto appare all’improvviso differente, trasfigurato, speciale per sua stessa natura.

Non più un insieme
non più un corpo —
solo respiri solitari
fievoli fiammelle ribelli
baci rubati
nella fiera dei tesori mai scoperti
perché figli di un'intimità
gelosamente custodita
che ogni mattina appassisce,
preda dell'accecante mia luce
e degli infiniti e pigri miei occhi,
e solo al cospetto della notte
esultante rifiorisce
sboccia per le strade
colora di brividi la mia pallida pelle
e ride, timida, pudica
e piange, desiderosa d'amore

(tace il mio Tutto
e sono sole le mie membra
ben nascoste le tende
di questo circo di ebbre meraviglie
e mentre osannano Morfeo
gli infiniti miei occhi —
ciechi e noncuranti
poiché ignari di un rituale
cui non possono accedere —
uniche testimoni
dello spettacolo della notte
sono l'eterea Luna
e le diafane stelle)

E quando di una concezione d’insieme e di un concetto sovrano non c’è più traccia e non c’è motivo di temere l’accecante luce del sole, ecco che è il singolo a uscire allo scoperto, prima timidamente e poi con sempre maggior lena; i reietti, i dimenticati, gli insignificanti di giorno, liberi ed estatici, danzano e cantano al suono di melodie segrete e ormai dimenticate dal mondo.

Ma o mia signora,
o astri lucenti,
un'ombra sconosciuta si aggira
per le desertiche vie di me —
fende l'etere
come una lama la seta
il suo sguardo sfuggente
squarcia la notte
il nero mantello
e vecchi focolari
d'una dimentica euforia
sorgono, strepitando,
laddove i suoi passi leggeri
mi ustionano la pelle!

Chi osa profanare questo rito sacro?

[ipotesi, commenti e considerazioni sono ben accette — la storia non è ancora terminata ;)]

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