Libri Tutti I Gusti + 1 – Recensione: Il sognatore

Titolo: Il sognatore

Autore: Laini Taylor

Editore: Fazi Editore

Anno: 2018

Hi guys, come state? So che avete sentito la mia mancanza, ma purtroppo impegni precedenti (coff poltrire coff coff) mi hanno impedito di leggere molto, ma ora eccomi di nuovo qui! Oggi parliamo de Il sognatore.

Trama: È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente, certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un’esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell’oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un’ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l’opportunità di vivere un’avventura dalle premesse straordinarie.

Recensione

Questo libro è stato uno dei graditi regali che ho ricevuto per la laurea, quindi ha un valore affettivo già solo per questo. Parto con l’avvertirvi che questa recensione sarà zeppa di spoiler, quindi se non ne volete, andate alle conclusioni non spoilerose per decidere se cimentarvi o meno in questa avventura.

SI PARTE. Allora, la trama dice già molto, ma non tutto. Io poi dimentico sempre tutto, quindi anche se l’ho letta mille volte, non la ricordavo mentre leggevo. Voglio iniziare parlandovi della cosa che ho capito di meno del libro, cioè il megaspoiler proprio alla prima pagina, nel prologo, dove viene rappresentata la morte di una ragazza. Magari all’inizio non ci farete caso, come me. Magari non ve ne fregherà più di tanto nemmeno dopo che il personaggio in questione sarà presentato, ma quando inizierete ad amarlo (e a collegare le cose) ne rimarrete straziati. Sconvolti. E vi chiederete PERCHÉ CAVOLO QUESTA DONNA CRUDELE HA UCCISO SARAI. E soprattutto perché dircelo a inizio libro….

Sorry, sono ancora sconvolta. Comunque, il libro parte con questo prologo all’inizio incomprensibile, e voi vi chiederete subito “ma cosa c’entra questa tizia con la storia?”, lo saprete più avanti. Purtroppo per voi. Veniamo poi catapultati nel mondo di Lazlo, un orfano che si ritrova allevato in un monastero, senza famiglia né nome, infatti quest’ultimo gli viene attribuito dai monaci (Lazlo Strange). Il bambino cresce col mito di Pianto, una città lontana e meravigliosa che è andata perduta: si racconta infatti che da circa due secoli le carovane di mercanti, ma in generale di chiunque andasse alla sua ricerca, non facessero mai ritorno. Quando Lazlo è ancora un bambino, poi, mentre gioca di nascosto dai monaci, il nome stesso della città lo “abbandona”, e da quel momento in poi sembra che nessuno la ricordi se non con il nome di Pianto. Lazlo ha la fortuna di essere stato accolto in un monastero che si occupa di libri e della cultura, e proprio per questo un giorno viene spedito nella grande biblioteca della città, che è a sua volta una piccola città in cui gli studiosi vivono o si recano per i loro lavori. Lazlo ha tredici anni, e quando un bibliotecario lo trova (dopo che si era perduto nel vagare tra gli scaffali) rimane alla biblioteca dove diventa, appunto, bibliotecario. Questo “lavoro” è per lui una benedizione, e gli permette di cercare tutte le informazioni possibili su Pianto, che è rimasto il suo pensiero fisso. Arriva addirittura a ricreare l’alfabeto, e quindi il linguaggio, della città, e scrive sette volumi in cui raccoglie tutte le informazioni trovate negli anni.

Un giorno, come per magia, alla biblioteca arriva la regina con degli ospiti, e Lazlo a prima vista si accorge di essere di fronte a una delegazione di Tizerkane, i mitici guerrieri della Città perduta. Essi sono capeggiati da Eril-Fane, detto anche Massacratore degli dèi, che spiega loro il problema della sua città. Essi hanno perso tutta la loro conoscenza, e hanno bisogno dei migliori in alcuni campi (metallurgia, fisica e così via) per risolvere un problema che li affligge. Eril-Fane in persona tiene dei colloqui per scegliere i migliori (ovviamente sentendo di un ricca ricompensa, tutti si sono fatti avanti), ma a Lazlo, semplice bibliotecario, viene preclusa la possibilità di “candidarsi”. Mentre la delegazione sta per ripartire, però, Lazlo si fa avanti (tra l’altro deriso da chi gli sta intorno), e alla fine, inaspettatamente, Eril-Fane lo porta con sé. Il gruppo impiega sei mesi per arrivare a Pianto, e nel frattempo Lazlo fa amicizia con molti del gruppo, sia guerrieri, sia altri stranieri come lui.

Arrivati a Pianto, il problema della città si presenta direttamente davanti agli occhi di scienziati e non, increduli di fronte alla testimonianza dell’esistenza della magia: un’enorme statua a forma di serafino che occupa tutto il cielo della città senza alcun appoggio, con le ali spiegate che impediscono alla luce di passare, e fatto di uno strano metallo blu, il mesarzio. Compito di tutti gli esperti portati a Pianto (tra cui non mancano esplosivisti e costruttori) è spostare, o distruggere, la costruzione. Costruzione che, viene spiegato, è stata realizzata circa duecento anni prima, quando degli esseri con poteri straordinari e considerati divinità, tre uomini e tre donne, sono arrivati e hanno schiavizzato la popolazione. Tutto ciò è durato fino a quindici anni prima, quando il Massacratore degli dèi li ha uccisi tutti, ma il serafino è rimasto, ed è scomparso il nome della città.

Vengono poi introdotti altri personaggi, cioè alcuni figli che le divinità avevano avuto con gli umani (da loro rapiti e schiavizzati nella loro fortezza) che si sono miracolosamente salvati. Essi sono tutti poco più che adolescenti, e da quindici anni, cioè dal massacro, vivono nascosti nella fortezza-serafino, sopravvivendo a stento grazie ai loro poteri/doni. Succedono poi altre cose, e tante piccole rivelazioni portano alla luce un quadro triste, doloroso ma realistico anche dei personaggi che sembrano più forti. Questo libro tocca quindi diversi temi, dalla violenza fisica e psicologica che perseguiterà per sempre le vittime, anche dopo la sconfitta degli oppressori, e il prezzo da pagare, la perdita di se stessi necessaria a compiere una strage (anche se in nome di una liberazione). Vengono mostrati in modo semplice, diretto, tutto il dolore e la disperazione che una persona può provare, e anche le due facce della stessa situazione. Una dei figli degli dèi, Sarai, si rende conto di questa dualità. Cresciuta nell’odio per gli umani che hanno massacrato non solo sua madre e le altre divinità, ma anche tutti i bambini come lei, vede attraverso i loro sogni quella che fu l’epoca della sottomissione, la paura, il terrore degli abitanti della città nel vedersi portare via i propri figli, la disperazione del non poter scappare dalla città, del non aver letteralmente via di fuga. E allora Sarai capisce che non è tutto bianco o nero, che sì, gli umani hanno ucciso dei bambini, ma che hanno subito tante atrocità e tante perdite nel corso di due secoli che alla fine era tutto semplicemente troppo da sopportare.

Non è tutto tragico però eh.  Ci sono anche scene più leggere, che mostrano la complicità e l’amicizia tra vari personaggi. Ecco un esempio.

E vogliamo parlare del finale? Stupendo.

In definitiva, questo libro mi è piaciuto moltissimo. A tratti ho trovato un po’ noiose le prime 20/30 pagine, ma subito dopo si entra nel vivo della storia. E c’è veramente di tutto: amicizia, amore, conflitti, paure e timori, l’adolescenza e la scoperta di un nuovo mondo, quello degli adulti. Il racconto della sottomissione, del dolore, del venire a patti con se stessi e con le proprie azioni. Temi e scene profonde vengono trattati in modo non pesante, e fiancheggiati da scambi divertenti e leggeri, e poi lo stile di scrittura è quasi poetico, delicato. Nel complesso risulta un libro godibilissimo, e mi ha molto colpita sia la caratterizzazione dei personaggi che l’ambiente nato dall’immaginario dell’autrice, che sembra far coesistere perfettamente e senza squilibri la magia con la realtà, anzi come se la prima non fosse qualcosa di impensabile per la seconda. Se volete un libro che vi faccia riflettere, commuovere e perché no, anche divertire, non potete farvelo scappare.

Galeoni: 👑👑👑👑👑

Fatemi sapere se l’avete già letto e come lo trovate, o anche se non l’avete fatto ma vi ispira 😉

P.S. Questo libro è parte di una duologia. Il secondo volume, già pubblicato all’estero, sarà disponibile in Italia tra Febbraio e Marzo 2019 con il titolo La musa degli incubi.

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