Libri Tutti I Gusti +1 – Recensione: La bambola di pezza

Titolo: La bambola di pezza
Autore: Raul Londra
Editore: Delos Digital
Anno di pubblicazione: 2018

Buongiorno gente! Ben tornati con una nuova recensione, anche stavolta di un libro recentissimo e italianissimo. Be’, in realtà si può dire che di italiano questo romanzo abbia soltanto la lingua in cui è stato scritto in prevalenza, e, naturalmente, l’autore: parliamo del giovane Raul Londra, nato a Giussano nel 1990, già noto per aver pubblicato due antologie e un romanzo con la Il Ciliegio Edizioni e diversi racconti.
‘’La bambola di pezza’’ è, infatti, ambientata in Giappone, tra Nagano, Kyoto e Tokyo. La protagonista, Yuki Nakano, è una ventiseienne in carriera, e, nonostante questo, talmente infelice che leggendo di lei ci sembra di poter tastare la consistenza del suo vuoto interiore. Un terribile lutto, quello dell’amato fratello Shinichi, l’ha sconvolta da bambina, segnando profondamente, anche da adulta, il suo carattere, le sue relazioni sociali, e persino la sua psiche. Sì, perché Shin per Yuki non se n’è mai andato: la volpe, la kitsune, la bambola di pezza donatale dal fratello, le parla con la sua voce: la stessa voce che l’ha guidata per troppi pochi anni, e che lei ha il disperato bisogno di riascoltare.
Parto con lo stile di scrittura: efficace nella sua semplicità, rende la narrazione molto scorrevole. I dialoghi sono essenziali, perché il fulcro del romanzo è il mondo introspettivo della protagonista, e la scarsa presenza di questi lo sottolinea.
Di notevole impatto è il tema del lutto, spolpato in tutti i suoi aspetti patologici e capace di condizionare un’intera personalità. A nulla serve un singolo incontro con un terapeuta quando è bambina, a nulla serve il cambiare città, trasferendosi da Nagano a Kyoto coi suoi, e poi a Tokyo da adulta: Yuki diventa infatti un hikikomori, la personificazione della solitudine, del ritiro di se stessi dal mondo, non perché lo si voglia, ma perché non si riesce a fare altrimenti. A ogni tentativo di interazione corrisponde una percezione di insufficienza delle risorse di cui si dispone, una perenne sensazione di inadeguatezza e di schiacciamento, che porta la protagonista a estraniarsi e a rifugiarsi in un mondo di fantasia, perché esso è l’unico di cui ci si sente veramente parte. Yuki è la rappresentazione romanzata di un fenomeno sociale, reale, che non è circoscritto solo al Giappone, ma che si estende sino in Occidente, anche in Italia, sotto i nostri occhi.
Nonostante questo, però, la vicenda di Yuki è anche portatrice di un messaggio di speranza: la donna, esausta, dopo anni e anni di sofferenza, di rifiuto verso il proprio passato che l’ha condotta perfino al silenzio con i genitori, rimasti a Kyoto, si decide a fare un tentativo. E telefona a Ren Miura, suo primo amore, conosciuto ai tempi del liceo. Egli la condurrà dal terapeuta Daisuke Murakami, con il quale inizierà un percorso di rielaborazione del lutto. Yuki ne uscirà una persona nuova, migliore, più preparata ad affrontare la vita reale, con quell’amore ritrovato sempre al suo fianco. E la bambola di pezza tornerà dove sarebbe sempre dovuta essere: nell’altarino di Shin, che lei ha finalmente la forza e il coraggio di aprire. (Non nascondo che qui mi sia scappata persino una lacrimuccia)

Cambia, rispose. Cambia te stessa.
– Non ci riesco, altrimenti l’avrei già fatto.
Shin rise. Forse ti serve una spinta.
– Sono sola.
Nessuno è mai solo, sorellina.
– Io sì – insistei e abbassai lo sguardo.
Nessuno è mai solo per davvero, mi disse con dolcezza. Ricordatelo sempre.

Spero che la recensione sia di vostro gradimento e vi invogli a leggere questo bellissimo libro! Alla prossima!
-Rune

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